Il cavallo empatico che mi ha cambiato la vita
Non ripercorrerò i trascorsi della mia vita che spiegano l’amore incondizionato per i cavalli, tediandovi inutilmente, ma mi concentrerò nell’esporre le ragioni che mi hanno portato fino a qui. Come molti ragazzi che entrano nel circuito delle gare il mio indiscusso interesse, sin da ragazzina, era quello di migliorare agonisticamente e di portare a casa il premio, indipendentemente dallo stato psico-fisico del cavallo montato in quel momento (all’epoca non avevo cavalli di proprietà ma in fida o in lavoro).
Sebbene fossi inconsapevolmente empatica, riuscendo a connettermi con i cavalli di cui mi occupavo, non riuscivo a comprendere l’atteggiamento di alcuni di loro, ostile nei miei confronti. Al tempo ero come tutti gli altri, se il cavallo si rifiutava di saltare un ostacolo partiva il colpo di frusta, non che io sia mai stata come certi soggetti avvezzi a picchiare fortemente ed insistentemente un cavallo, ci mancherebbe, ma la usavo perché gli istruttori del tempo insegnavano a fare così. Questo modo di fare si è protratto per ben 30 lunghi anni anche perché il mio lavoro principale era un altro e l’equitazione era per me solamente un sport: 30 anni di ipocrisia, l’ho capito dopo.
Fino all’età di 43 anni non ho avuto un cavallo di proprietà per questioni personali e lavorative che non sto qui a spiegare ma dopo la nascita di mio figlio, non potendo più lavorare con cavalieri e commercianti decido di acquistare un cavallo tutto mio e così arriva lei: Firina.
Firina, una puledrona di circa 6 anni, una piccola peste: così l’ho soprannominata. In verità quando l’ho montata la prima volta mi è piaciuta subito perché sembrava serena e tranquilla: ma forse era sotto l’effetto di qualche tranquillante, visto che la situazione è notevolmente mutata dopo averla portata a casa.
La cavallina non dava i piedi quando glieli chiedevo, rampava parecchio quando era legata alle docce, se mi avvicinavo troppo a lei tirava calci, mordeva tantissimo, a mio figlio di soli 7 anni gli ha morso due dita provocandogli due ferite profonde, se provavo a sfoltirle la criniera mi schiacciava contro il muro. Una cavalla totalmente ineducata, irrispettosa, aggressiva da terra.
Ma il peggio è arrivato dopo, quando ho iniziato a montarla. Firina non entrava in campo volontariamente e se provavo a mandarla in avanti si impennava a candela inarcando la schiena, allora entravo a piedi con la cavalla sotto mano, ma dopo essere salita in sella lei smontonava, sgroppava, scarti violenti e fughe per tutto il campo. Firina era una scheggia impazzita ed io per la prima volta in vita mia avevo iniziato ad avere paura!
Pur di montarla cercavo di “stancarla” come fanno tutti facendola galoppare a longia nel tondino per oltre 45 minuti: il risultato era inutile perché ciò non frenava le sue difese nei miei confronti. La paura e l’angoscia mi assalivano al mattino appena sveglia, il pensiero di aver sbagliato cavallo era troppo grande ma decisi di tenerla perché se l’avessi rivenduta, essendo una puledra “difficile”, le avrebbero fatto molto male pur di piegarla ottenendo la sua sottomissione. Era solo una bambina ed aveva bisogno di essere compresa ed amata, lei aveva bisogno di una guida ed io non ero in grado di darle tutto questo.
Fino a quel momento non avevo mai provato una simile angoscia, una sconfitta, mi sentivo vuota dentro, mi sentivo una principiante caduta in un baratro non sapevo cosa fare, se la vendevo l’avrebbero picchiata allo sfinimento e non me lo sarei mai perdonato, se la tenevo avrei rischiato la vita ed avevo un bambino piccolo dovevo stare accorta. Però volevo montarla, andare in gara, riuscire a gestirla, così le comprai un integratore naturale che la calmava: l’iperico. Con questo integratore la cavallina era serena, finalmente riuscivo a montarla ed iniziai a fare qualche gara. In gara facevo sempre barriera e non me ne spiegavo il motivo, visto che Firina era forte e giovane, certo inesperta, ma i mezzi li aveva. Iniziavo a pormi delle domande ma non riuscivo a trovare le risposte fino a quando, finalmente, tramite un amico d’infanzia scoprivo l’etologia equina e la biomeccanica, due scienze fondamentali che bisogna conoscere se si vuol montare un cavallo!
In sintesi l’etologia equina è la scienza che studia il comportamento del cavallo e la biomeccanica è la scienza che studia il movimento naturale del corpo del cavallo ed entrambe le materie sono interconnesse tra loro.
Iniziai a studiare, chiamai tecnici che mi aiutarono a comprendere gli atteggiamenti di difesa del cavallo, acquistai numerosi testi di etologia e biomeccanica per approfondire e migliorare. Il mio atteggiamento cambiò nei confronti di Firina ed anche il suo nei miei riguardi. La cavalla iniziò a migliorare nei miei confronti al punto che decisi di toglierle sia i ferri agli zoccoli che l’imboccatura perché il mio intento era quello di migliorare il nostro rapporto costruendo qualcosa di vero e non di superficiale.
Firina è sempre stata una cavalla caratteriale, difatti è scaglionata (per chi non lo sappia gli scaglioni sono i canini e li hanno solo i maschi e le femmine estremamente caratteriali). Lei è una sentinella, ovverossia, se vivesse in branco rappresenterebbe il cavallo che ha il talento di percepire i pericoli e portare in salvo il suo branco. Questo tipo di atteggiamento fa parte del suo talento non lo si può cancellare, l’ho compreso con il tempo perciò ho iniziato ad accettarlo ad apprezzarlo e a sfruttarlo positivamente. Quando la monto devo stare sempre attenta se passo dietro ad una siepe perché lei potrebbe percepire un rumore e scartare, in tal caso, la fermo, la rassicuro, la porto dietro la siepe dove si è spaventata le faccio mettere a fuoco il punto esatto e lascio che si tranquillizzi creando una opportunità di crescita per lei e per me.
All’inizio del nostro rapporto ho lavorato molto da terra con la comunicazione etologica ed è così che ho instaurato un rapporto simbiotico con lei. Basti pensare che io sono la sua umana e non lei la mia cavalla! Se mi si avvicina un cavallo qualsiasi lei lo scaccia via e questo atteggiamento mi fa sentire felice perché so che abbiamo costruito un binomio reale.
Oltre all’etologia bisogna studiare la biomeccanica perché salendo sulla schiena del cavallo noi ne cambiamo gli equilibri fisici e l’animale, se non viene montato nel suo movimento naturale, subisce conseguenze anche gravi da un punto di vista fisico, oltre che psichico. Si immagini, per fare un esempio, un uomo obbligato a camminare piegato in avanti con una persona in braccio: beh l’esempio è abbastanza chiaro, dopo un po' di tempo stramazza per terra per i dolori alla schiena!
Ebbene, dopo aver studiato etologia e biomeccanica, dopo aver applicato queste due materie alla tecnica di comunicazione da terra e in sella ho portato la cavalla in gara senza ferri ne imboccatura, parliamo di una cavalla a sangue caldo, una sentinella, dominante e caparbia. In gara, nel percorso siamo sempre una cosa sola: se io mi trovo in difficoltà nell’avvicinamento al salto le lascio semplicemente le redini e lei interviene per me, poi le riprendo e la dirigo verso il prossimo salto. Insomma se vogliamo parlare di binomio dobbiamo considerare il 50% della partecipazione di entrambi perché, come rappresenta il significato etimologico della parola, esso è formato da due elementi che si intersecano tra loro formando una cosa sola.Oggi è questo che siamo, un binomio vero: io ci sono se lei ha bisogno di me, così come lei c’è se io ne ho bisogno nel quotidiano, nella malattia, nel lavoro, nelle esperienze, nei momenti difficili, nelle gare e negli stage.
Insomma se vogliamo parlare di “equitazione” dobbiamo considerare che il binomio è costituito da due elementi, cioè cavallo e persona e da qui parte tutto il resto, compreso il non abbandono dell’animale quando diventa anziano.
Oggi mio figlio ha il suo cavallo e monta regolarmente, esce in gara ma lui, che monta come me il suo cavallo, senza ferri ne imboccatura, ha compreso l’essenza del binomio ed è questo il messaggio che voglio far passare anche agli altri e ai miei allievi: non c’è binomio senza rispetto, senza amore, senza compartecipazione, senza l’attenzione per il dettaglio nei confronti del proprio cavallo, senza la capacità di comprenderlo, senza la percezione di fargli del male o semplicemente di causargli un disagio.
Non acquistate un cavallo se non avete la voglia di crescere con lui perché lui non è un oggetto, lui è l’essenza della vostra anima e vorrebbe dimostrarvelo ogni istante della vostra vita: permetteteglielo!
























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